La domanda di emersione può essere presentata solo nei confronti di lavoratori stranieri presenti in Italia almeno dal 31 dicembre 2011.

Il lavoratore dovrà esibire quando verrà convocato dallo Sportello Unico per l’immigrazione la documentazione da cui risulti la sua presenza ininterrota in Italia almeno dalla data del 31 dicembre 2011 (per la documentazione ritenuta idonea vedi sotto)

Il lavoratore deve essere presente almeno dalla data del 31 dicembre 2011, quindi è chiaro che se dimostra la propria presenza da prima di tale data la prova sarà accettata. La non interruzione della presenza dal 31 dicembre si deve presumere salvo evidenze contrarie.

La procedura di emersione non può essere avviata nei confronti di lavoratori stranieri che:

  • risultano espulsi per motivi di ordine pubblico o di sicurezza (articolo 13, comma 1 e 2 lett.c) del D.gs. n. 286/1998) o per motivi di prevenzione del terrorismo;
  • risultano segnalati anche a livello internazionale come non ammissibile in Italia;
  • a prescindere da un provvedimento di espulsione, sono comunque considerati una minaccia per l’ordine pubblico o la sicurezza dello Stato italiano o di altro Stato dell’area Schengen.

Regolarizzazione preclusa, infine, anche nei confronti degli stranieri condannati (anche con sentenza non definitiva o patteggiata ai sensi dell'art. 444 del codice di procedura penale), per uno dei reati per i quali l’articolo 380 del codice di procedura penale prevede l’arresto obbligatorio in flagranza.

Non determina, invece, l’automatica esclusione dalla procedura di emersione un'eventuale condanna per uno dei reati previsti dall’articolo 381 del codice di procedura penale, non essendo la condanna per tali reati da sola sufficiente ad esprimere un giudizio di pericolosità (v. sent. Corte Costituzionale n. 172 del 2 luglio 2012).

L'inammissibilità inserita da altro Stato Schengen rappresenta una causa tassativa di esclusione dalla procedura di emersione.

Gli stranieri espulsi ai sensi degli artt. 15 e 16 del Decreto legislativo 286/98 o nelle altre ipotesi previste dalla legislazione vigente non possono accedere alla procedura di emersione.

Nel caso prospettato l’annullamento del decreto di espulsione consente l'accesso alla procedura di emersione.

La questura in sede di rilascio del parere di competenza provvederà alla valutazione della condizione dello straniero sotto il profilo della sicurezza secondo i criteri fissati al comma 13 dell'art. 5 del decreto legislativo 109/2012.

No, la procedura di emersione può essere avviata esclusivamente nei confronti di cittadini extracomunitari.

Si, è possibile regolarizzare anche stranieri colpiti da un provvedimento di espulsione per violazione delle norme sull’ingresso ed il soggiorno. Rientrano in tale tipologia anche le espulsioni comminate ai sensi dell'articolo 14, comma 5 ter, del D.lgs. n. 286/98, le quali non sono pertanto ostative all'emersione del lavoratore.

Sono, invece, esclusi dalla regolarizzazione gli stranieri espulsi per motivi di ordine e sicurezza dello Stato o espulsi perché appartenenti ad una delle categorie indicate nell’art.13, c. 2, lett c) del D.gs. n. 286/1998.

A partire dal 9 agosto 2012 e fino alla conclusione del procedimento di emersione restano, pertanto sospesi i procedimenti penali ed amministrativi già in corso nei confronti del lavoratore per violazione delle norme relative all’ingresso ed al soggiorno in Italia. Tale sospensione cessa nel caso in cui la dichiarazione di emersione non venga presentata nei termini previsti, ovvero venga archiviata o rigettata.

La domanda di emersione può essere presentata dai datori di lavoro che occupano lavoratori stranieri comunque presenti sul territorio nazionale. Di conseguenza, tale istanza può essere presentata anche in favore di stranieri che, pur regolarmente presenti sul territorio nazionale, non potevano essere assunti in quanto privi del titolo di soggiorno che li abilitasse allo svolgimento di un’attività lavorativa (turismo, cure mediche, studio, motivi religiosi, etc.). Tale ipotesi comprende anche il caso di straniero con permesso di soggiorno scaduto da oltre 60 giorni e per il quale non sia stato richiesto nei termini il rinnovo.

La domanda può anche essere presentata nei confronti di soggetti autorizzati a permanere in Italia per un periodo temporale delimitato (ad esempio i minori titolari di un permesso di soggiorno rilasciato ai sensi dell’articolo 31 del T.U. immigrazione).

Si, la domanda può essere presentata anche indicando gli estremi del passaporto scaduto o dell’attestato di identità ma, al momento della convocazione presso lo sportello unico, il lavoratore dovrà essere dotato di un passaporto o di un documento equipollente in corso di validità.

Si, purchè sia possibile indicare nel mod. F24 il numero di un documento identificativo dello straniero equipollente al passaporto ovvero:

  • documento di viaggio per apolidi
  • documento di viaggio per rifugiati
  • titolo di viaggio per stranieri (impossibilitati a ricevere un valido documento di viaggio dall'Autorità del paese di cui sono cittadini)
  • lasciapassare delle Nazioni Unite
  • documento individuale rilasciato da un quartier generale della NATO al personale militare di una forza della Nato
  • libretto di navigazione rilasciato ai marittimi per l'esercizio della loro attività professionale
  • documento di navigazione aerea
  • carta di identità ed altri documenti dei cittadini degli Stati aderenti all’accordo europeo sull’abolizione del passaporto (Parigi 13 dicembre 1957).

Nel caso in cui il lavoratore non possa indicare il numero di uno dei documenti sopra indicati possono essere utilizzati il numero e la data della ricevuta della domanda di rilascio di permesso di soggiorno per attesa riconoscimento status di rifugiato emessa dalla Questura competente.

È importante che il numero del documento indicato nel mod. F24 sia lo stesso che sarà riportato nel modulo di domanda di emersione. Lo straniero privo di un documento di identificazione non può essere regolarizzato.

Possono essere regolarizzati solo i rapporti di lavoro a tempo pieno, ad eccezione del settore del lavoro domestico e di assistenza alla persona dove è possibile regolarizzare anche rapporti di lavoro a tempo ridotto, purché non inferiore alle 20 ore settimanali, con la retribuzione prevista dal CCNL e, comunque, non inferiore al minimo previsto per l’assegno sociale.

Per i rapporti di lavoro in agricoltura a tempo determinato della durata di un anno - ai sensi della contrattazione collettiva - il numero minimo di giornate annue deve essere pari a 160, con garanzia occupazionale mensile minima di almeno 10 giornate (v. circ. Min. Lavoro n. 52/2002).