Il progetto coinvolge diversi istituti penitenziari femminili
Lecce, ’Sigillo’: le donne detenute lavorano e fanno impresa

A Lecce vengono usati materiali di scarto per realizzare borse e accessori di packaging per convegni; in Sicilia si lavora la lana cotta mentre a Milano si punta sull'abbigliamento, sulle toghe dei magistrati. Ogni laboratorio sartoriale attivo nelle carceri femminili italiane ha una sua peculiarità, ciò che li accomuna, oltre all'impegno e alle finalità sociali ora è anche la capacità di lavorare in rete per un progetto comune che va sotto il nome di 'Sigillo', marchio di proprietà del Ministero della Giustizia. Sigillo è la prima agenzia nazionale di coordinamento dell'imprenditorialità delle donne detenute. A dimostrazione che nel carcere si può fare impresa, si può proporre un'economia solidale. Il progetto è primo nel suo genere in Italia e in Europa.

"Anche se è partito ufficialmente da poco, sono già passati quattro anni circa da quando si sono poste le basi per la creazione del marchio, con un protocollo firmato dal Dap, il Dipartimento di amministrazione penitenziaria insieme al carcere di Lecce, Trani, Milano e Torino - racconta Luciana Delle Donne, imprenditrice fondatrice di Made in carcere, nel penitenziario di Lecce e Trani - abbiamo creato un'agenzia, una piattaforma organizzativa per sviluppare laboratori nel settore tessile all'interno delle carceri femminili italiane. Nell'agenzia, Lecce e Trani costituiscono i referenti commerciali e di stile del prodotto: io ricopro il ruolo di stilista e di direttore commerciale". Partito come progetto sperimentale per pochi istituti di detenzione, ora si contano nuove adesioni. Il direttore generale dell'agenzia è Luisa Della Morte, del carcere di Milano, che si occupa di relazioni istituzionali con il Ministero di Giustizia; a lei il compito di avviare i nuovi laboratori nelle carceri.


L'obiettivo dell’agenzia, è quello di curare le strategie di prodotto, comunicazione e posizionamento sul mercato di quanto realizzato dalle donne detenute nei laboratori sartoriali. "Il mercato a cui ci rivolgiamo adesso è di nicchia, è vero - continua Delle Donne - il mio compito è proprio quello di trovare nuovi sbocchi commerciali, ne va proprio la sostenibilità e la sopravvivenza del progetto, e questo andrà fatto tenendo conto della vocazione di ogni laboratorio, ma riuscendo anche  a proporre prodotti trasversali che possono essere realizzati in tutte le carceri e che possano interessare più clienti". Il progetto ha come capofila la cooperativa sociale Alice in partnership con Uno di due, Camelot, Officina Creativa, 2nd Change, Consorzio Sir, più l’appoggio di Banca Prossima e dell’Università Bocconi di Milano, è destinato a 64 detenute degli istituti penitenziari femminili di Milano San Vittore e Bollate, Torino, Lecce, Trani, Roma Rebibbia, Enna, Como, Monza, Venezia, Castrovillari, Bologna, Pisa.

 

Dura 12 mesi ed è finanziato dalla Cassa delle ammende per un importo di 413mila euro, con un confinanziamento di coop Alice di 214mila euro. Alla fine dell’intero percorso oltre al consolidamento dei posti di lavoro delle lavoratrici già assunte dalle cooperative funzionanti, 50 donne, è prevista la creazione di 15 posti di lavoro. "Inutile dire che le detenute lavoratrici sono felicissime e affrontano tutto con una marcia differente: riconoscono che il lavoro dà dignità e sicurezza - conclude Delle Donne - e il loro atteggiamento positivo coinvolge a cascata tutte le altre detenute. Questo non può che far piacere e invogliarci nel continuare a lavorare in questa direzione".

Ilaria Lia