Il 73% dei costi per l’assistenza sono a carico delle famiglie. Oggi la XIII Giornata dell’Alzheimer
Alzheimer, in Italia oltre un milione di persone malate. I sintomi da non sottovalutare

Convegni, incontri e iniziative di sensibilizzazione. E' così che oggi in tutto il mondo si celebra la XIII Giornata dell'Alzheimer, malattia che in Italia colpisce oltre 600mila persone, ovvero circa 5 over 60 su dieci, e rappresenta un costo di 11 miliardi di euro per l'assistenza, di cui il 73% a carico delle famiglie. I numeri, però, sono destinati a salire se si considerano anche altre forme di demenza, come quella di origine cardiovascolare o quella dei corpi di Levy. Dovuta a un accumulo anormalo di alcune proteine nel cervello, questa malattia neurodegenerativa causa una progressiva perdita di memoria. Ma in molti casi questo non è, specificano gli esperti, l'unico campanello d'allarme. Gli altri sintomi, infatti, sono perdita di inibizione, difficoltà nella lettura, nella scrittura e nel parlare. Gli italiani con Alzheimer, secondo dati Censis 2016, sono in crescita rispetto alle 520mila del 2006 e a crescere è anche l'età media, pari oggi a 78,8 anni rispetto ai 77,8 anni del 2006. Ma esistono forme precoci che riguardano circa il 5% del totale dei casi.

 

“In Italia - ha detto Gabriella Salvini Porro, presidente della Federazione Alzheimer Italia - si stima che attualmente le persone con demenza siano 1.241.000. Per tutte loro è giunto il momento di cambiare la cultura dell'assistenza, ovvero di cambiare il modo di prendersi cura di loro mettendo al primo posto qualità di vita e dignità della persona stessa. È questa necessità che ha spinto la Federazione Alzheimer Italia a progettare e realizzare il progetto pilota ad Abbiategrasso, primo in Italia, di 'Comunità amica delle persone con demenza'. Inoltre, sono convinta della necessità delle cure palliative, come rileva il Rapporto Mondiale, sia per il malato che per i suoi familiari. La Federazione Alzheimer Italia, infatti, già dallo scorso maggio è entrata a far parte della Federazione Cure Palliative”.

 

Anche se oggi c'è maggiore consapevolezza che in passato, il tempo medio con cui si arriva a una diagnosi è ancora di quasi due anni, mentre spesso il trattamento precoce è la chiave per ritardare la progressione della malattia. Tra gli errori da evitare, quello di concentrarsi troppo su quello che ne è il sintomo più frequente, ovvero la perdita di memoria. Secondo un recente studio condotto dalla Northwestern University e dall'Alzheimer's Disease Center, infatti, a seconda della parte del cervello attaccata, in alcuni casi la malattia potrebbe manifestarsi con altri sintomi che dovrebbero suonare come campanelli d'allarme.