Se la Commissione centrale per il riconoscimento dello status di rifugiato accoglie la domanda di riconoscimento, trasmette alla Questura un certificato per il rilascio di un permesso di soggiorno per asilo valido due anni e uno speciale documento di viaggio valido per l'estero tranne che per il Paese di appartenenza.
La disciplina del permesso di soggiorno per asilo è analoga a quella degli altri permessi di soggiorno, tuttavia, data la specialità della condizione in cui si trova il rifugiato, il permesso di soggiorno non può essergli di norma revocato e deve essere prorogato alla scadenza, salvi i casi di cessazione dello status e di espulsione.

Il rifugiato, secondo quanto stabilito dalla Convenzione di Ginevra, gode dello stesso trattamento accordato ai cittadini italiani in materia di:

  • libertà religiosa e istruzione religiosa;
  • istruzione elementare;
  • accesso ai tribunali e assistenza giuridica;
  • protezione della proprietà industriale (marchi, invenzioni, ecc.), letteraria, artistica e scientifica;
  • assistenza sanitaria ed economica;
  • lavoro e assicurazioni sociali;
  • fisco.

Il rifugiato regolarmente residente gode inoltre di un trattamento non meno favorevole di quello riservato agli stranieri regolarmente residenti in altre materie, quali:

  • acquisto di beni mobili e immobili;
  • lavoro autonomo;
  • libere professioni;
  • istruzione di grado diverso da quello elementare;
  • libertà di circolazione.

Il rifugiato gode anche di un particolare trattamento in materia di servizio militare, ricongiungimento familiare e acquisto della cittadinanza italiana per naturalizzazione.
Il rifugiato beneficia, in determinate circostanze, di contributi in denaro che vengono concessi nell'ambito del Programma di interventi di sostegno concordato annualmente dalla Direzione Generale dei Servizi Civili con l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (www.unhcr.ch).

Programma di interventi di sostegno

Le tipologie di intervento sono le seguenti:

  • interventi assistenziali mirati al sostentamento di singoli o di nuclei familiari, che nel periodo iniziale del riconoscimento dello status, manifestino bisogni primari non diversamente sostenibili nella fase di inserimento;
  • interventi per riconosciuta fragilità sociale (malati, portatori di handicap, anziani, famiglie con figli studenti a carico, studenti iscritti ad Università o a corsi professionali) o casi eccezionali di documentata gravità ed urgenza;
  • interventi di sostegno all'integrazione lavorativa diretti a meglio qualificare il Programma sotto il profilo dell'autosufficienza socio-economica degli interessati;
  • interventi di prima assistenza (90gg.) a quei rifugiati che, successivamente al riconoscimento, abbiano goduto del contributo di prima assistenza, ovvero abbiano avuto titolo a tale contributo anche se poi non effettivamente percepito.

La domanda di contributo viene presentata dal rifugiato alla prefettura della provincia di residenza sul modulo appositamente predisposto, con i seguenti documenti:

  • copia conforme in carta libera del permesso di soggiorno in corso di validità (capofamiglia e componenti del nucleo familiare);
  • copia del certificato di riconoscimento dello status di rifugiato.

Il prefetto cura l'istruttoria e trasmette la domanda con la prescritta documentazione alla Direzione Generale dei Servizi Civili.
La decisione sulla domanda è adottata da una commissione mista formata da funzionari della Direzione Generale e dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (ACNUR).


Il provvedimento di rigetto della domanda di riconoscimento viene notificato allo straniero tramite la questura. Lo straniero viene invitato a lasciare il territorio dello Stato entro 15 gg dalla notifica; se non ottempera viene accompagnato alla frontiera.
In caso di impossibilità del rinvio al Paese di origine, dove lo straniero può essere colpito da discriminazioni che mettano in pericolo la sua vita o la sua libertà personale, la questura può su richiesta inviarlo in un Paese terzo.
Lo straniero può comunque ottenere, se vi siano i presupposti, un permesso di soggiorno ad altro titolo (ad esempio, per ricongiungimento familiare, lavoro, attesa di emigrazione).
Contro il provvedimento di rigetto è ammesso il ricorso al giudice ordinario (tribunale civile) entro 60 giorni dalla data di notifica.

La cessazione dello status di rifugiato

Lo straniero al quale sia stato riconosciuto lo status di rifugiato può perdere tale status:

  • quando chiede la restituzione del passaporto nazionale, sia che dichiari contestualmente di rinunciare allo status, sia che non lo dichiari;
  • quando si verifichino determinate circostanze, e più in particolare:
    1. il rifugiato usufruisce nuovamente e volontariamente della protezione del Paese di cui ha la cittadinanza, oppure
    2. avendo perduto la sua cittadinanza, la riacquista volontariamente, oppure
    3. acquista una nuova cittadinanza e gode della protezione del Paese che gliel'ha concessa, oppure
    4. ritorna volontariamente nel Paese di origine che aveva lasciato a causa delle persecuzioni subite o del timore di poterne subire, oppure
    5. nel Paese di origine vengono meno i motivi sulla base dei quali era stato riconosciuto come rifugiato (ad esempio, in seguito ad un cambiamento di regime).

Nei casi da 1) a 5) la cessazione dello status non è automatica bensì consegue ad una specifica pronuncia della Commissione per il riconoscimento dello status di rifugiato.
Lo status di rifugiato può cessare anche in seguito a revoca disposta dalla Commissione nel caso in cui accerti che lo straniero ha reso a suo tempo dichiarazioni false sulla propria identità e situazione personale.

L'espulsione del rifugiato

Il rifugiato regolarmente residente in Italia può essere espulso solo per motivi di ordine pubblico o sicurezza nazionale, con decreto del Ministro dell'Interno (art.11, comma 1, legge n.40/98). Contro tale decreto lo straniero può presentare ricorso al T.A.R. del Lazio (art. 11, comma 11, legge n. 40/98).

Il rifugiato non può comunque essere espulso verso un Paese dove possa essere oggetto di persecuzione o possa rischiare di essere rinviato verso un altro Stato nel quale non sia protetto dalla persecuzione (art. 17, comma 1, legge n. 40/98).


Il permesso di soggiorno temporaneo (Convenzione di Dublino 15.6.1990) e il permesso di soggiorno provvisorio per richiesta di asilo danno diritto ai richiedenti asilo privi di mezzi di sussistenza o di ospitalità in Italia ad ottenere l'assistenza economica degli enti locali e il contributo di prima assistenza a carico della Direzione Generale dei Servizi Civili.

Contributo di prima assistenza

Il contributo di prima assistenza consiste nella somma di £.34.000 al giorno, per un periodo massimo di 45 giorni. La richiesta, presentata ad un ufficio di polizia del comune in cui il richiedente ha eletto domicilio, viene trasmessa alla prefettura della medesima provincia insieme all'attestazione concernente l'accertamento dei requisiti soggettivi del richiedente (effettiva presentazione della domanda di riconoscimento dello status di rifugiato e stato di indigenza).

In caso di diniego del contributo da parte della prefettura, il richiedente asilo può proporre ricorso contro il provvedimento del prefetto al Tribunale Amministrarivo Regionale entro 60 giorni o, in alternativa, al Presidente della Repubblica entro 120 giorni.


Il formulario uniforme

viene esaminato dall'Unità Dublino presso la Direzione Generale dei Servizi Civili al fine di accertare quale sia lo Stato dell'Unione europea responsabile dell'esame della domanda.

Compiuto tale pre-esame, l'Unità Dublino:

  • richiede ad un altro Stato dell'Unione la presa in carico del richiedente asilo, se sussiste la competenza di quello Stato in base alle disposizioni della Convenzione di Dublino;
  • trasmette il formulario alla Commissione centrale per il riconoscimento dello status di rifugiato per la decisione nel merito, se la competenza è dello Stato italiano.

Nel primo caso, possono verificarsi due ipotesi:

  • l'altro Stato ritenuto competente all'esame della domanda di riconoscimento, accetta la presa in carico: la questura procede al trasferimento del richiedente asilo nello Stato che esaminerà la domanda e gli rilascia un apposito lasciapassare. Il richiedente asilo può, tuttavia, presentare ricorso contro la decisione di trasferimento al Tribunale Amministrativo Regionale entro 60 giorni con possibilità di appello al Consiglio di Stato nel caso in cui il T.A.R. confermi la decisione o, in alternativa, al Presidente della Repubblica entro 120 giorni dalla notifica.
    Se il ricorso viene accolto, l'Unità Dublino trasmette il formulario uniforme alla Commissione centrale per il riconoscimento dello status di rifugiato con il relativo nulla osta all'esame della domanda.
  • l'altro Stato non accetta la presa in carico: l'Unità Dublino trasmette il formulario uniforme alla Commissione centrale per il riconoscimento dello status di rifugiato con il relativo nulla osta all'esame della domanda.
    Se, invece, lo straniero ha presentato la domanda di riconoscimento presso le autorità di un altro Stato dell'Unione e quest'ultimo accerta la responsabilità dell'Italia, il richiedente asilo viene trasferito in Italia ed accompagnato, o invitato a presentarsi, presso la questura che redige il verbale delle dichiarazioni e rilascia il permesso temporaneo.
    Accertata la responsabilità dello Stato italiano, al richiedente asilo viene rilasciato un permesso di soggiorno provvisorio per richesta di asilo, valido tre mesi e rinnovabile fino alla definizione del procedimento con la decisione della Commissione centrale per il riconoscimento dello status di rifugiato.

Esame della domanda di riconoscimento

Le domande di riconoscimento per cui l'Unità Dublino ha emesso il proprio nulla osta, vengono valutate dalla Commissione centrale per il riconoscimento dello status di rifugiato.

  • Composizione della Commissione centrale per il riconoscimento dello status di rifugiato
  • Esame nel merito della domanda di riconoscimento

Composizione

La Commissione centrale per il riconoscimento dello status di rifugiato ha sede a Roma, in via Guidubaldo del Monte, 54.
E' stata istituita dall'art.1 della legge n. 39/90 e regolamentata con il DPR 15.5.1990, n.136.

E' nominata con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta congiunta dei Ministri dell'Interno e degli Affari Esteri. Attualmente è articolata in 3 sezioni, ciascuna delle quali è presieduta da un prefetto ed è composta da un funzionario dirigente in servizio presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, da un funzionario del Ministero degli Affari Esteri con qualifica non inferiore a consigliere di legazione, da due funzionari del Ministero dell'Interno, di cui uno appartenente al Dipartimento della Pubblica Sicurezza e uno alla Direzione Generale dei servizi civili, con qualifica non inferiore a primo dirigente o equiparata.

Alle riunioni (tre a settimana) della Commissione partecipa, con funzioni consultive, un rappresentante del Delegato in Italia dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati.

E' previsto inoltre un Consiglio di presidenza, composto dai presidenti delle singole sezioni e presieduto dal presidente della I sezione, il quale fissa le direttive e i criteri di massima per l'attività delle sezioni.

Esame nel merito della domanda di riconoscimento

La Commissione centrale per il riconoscimento dello status di rifugiato esamina nel merito tutte le domande (rinvia al prospetto riepilogativo dal 1990 al 2000) di cui lo Stato italiano è responsabile.

La Commissione intervista il richiedente asilo sia su richiesta di quest'ultimo (formulata al momento della stesura del verbale delle dichiarazioni a cura della questura), sia su propria decisione, al fine di conoscere in maniera più approfondita i motivi della richiesta di riconoscimento.

Le spese di viaggio e di alloggio sono a carico del richiedente asilo.

La decisione di accoglimento o di rigetto della domanda viene adottata dalla Commissione con provvedimento motivato, notificato al richiedente tramite la questura del luogo in cui il richiedente ha eletto domicilio.


CHI PUO’ CHIEDERE LO STATUS DI RIFUGIATO?

Tutti i cittadini stranieri extracomunitari che:

  • Nel loro Paese sono stati oggetto di persecuzioni dirette e personali per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a determinati gruppi sociali o per le loro opinioni politiche o se hanno fondato e provato motivo di ritenere che possono essere perseguitati in caso di ritorno in patria (in base alla Convenzione di Ginevra).

CHI NON PUO’ CHIEDERE LO STATUS DI RIFUGIATO IN ITALIA?

Tutti i cittadini Stranieri extracomunitari che:

  • sono già stati riconosciuti rifugiati in un altri Stati; 
  • provengono da uno Stato, diverso da quello di appartenenza, che abbia aderito alla Convenzione di Ginevra e nel quale, avendo soggiornato per un significativo periodo di tempo, non hanno richiesto il riconoscimento dello status di rifugiato; 
  • hanno subìto in Italia condanne per delitti contro la personalità o la sicurezza dello Stato, contro l’incolumità pubblica, ovvero reati di riduzione in schiavitù, furto, rapina, devastazione e saccheggio, o comunque connessi alla vendita e al traffico illegale di armi o di sostanze stupefacenti, o, infine, di associazione mafiosa o di appartenenza a organizzazioni terroristiche; 
  • hanno commesso reati di crimini di Guerra ovvero contro la Pace o contro l’Umanità.

DOVE RICHIEDERE?

  • All'Ufficio di Polizia di Frontiera, al momento dell'ingresso in Italia o
  • all’Ufficio immigrazione della Questura competente per territorio laddove sul posto non sia presente un Ufficio di Polizia di Frontiera.

COME SI RICHIEDE?

  • Puoi presentare la richiesta all’Ufficio di Polizia, che ti fornirà dei moduli già predisposti ove dovrai:
    1. spiegare le motivazioni per le quali chiedi lo status di rifugiato;
    2. fornire ogni altra informazione o documentazione in tuo possesso, a sostegno dei motivi della richiesta. 
  • Dovrai altresì allegare copia di valido documento di identificazione personale (passaporto, carta d’identità, ecc.) se posseduto, ovvero fornire le tue generalità all’autorità di polizia, indicando l’eventuale domicilio ove far pervenire le comunicazioni di interesse.
  • La Questura ti rilascerà copia sia della richiesta che della documentazione prodotta e provvederà a foto-segnalarti.

CHI DECIDE SULLA TUA DOMANDA?

La domanda, corredata della documentazione necessaria, verrà tempestivamente inoltrata dalla Questura alla competente Commissione Territoriale per il Riconoscimento dello Status di Rifugiato che deciderà se riconoscerti lo status. In Italia ve ne sono 7 (Gorizia, Milano, Roma, Foggia, Siracusa, Crotone e Trapani). La data della convocazione presso la Commissione ti sarà comunicata dalla Questura al domicilio che avrai indicato al momento della presentazione della domanda. 
E’ importante che tu comunichi alla Questura ogni variazione di indirizzo per ricevere tutte le comunicazioni di tuo interesse. Ricordati che l’audizione è per te molto importante per spiegare bene la tua situazione e prospettare bene i tuoi timori di persecuzione; perciò, se non ti presenti alla convocazione, la Commissione potrà decidere limitandosi all’esame della documentazione disponibile senza ascoltarti.

QUALI DECISIONI LA COMMISSIONE PUÒ ADOTTARE?

La Commissione Territoriale, entro 3 giorni successivi alla data dell’audizione, adotta una delle seguente decisioni:

  • riconosce lo status di rifugiato; 
  • rigetta la domanda, ma, pur non ravvisando i requisiti richiesti per lo status di rifugiato, può valutare autonomamente la pericolosità di un tuo rimpatrio e chiedere al Questore di rilasciarti un permesso di soggiorno per motivi di protezione umanitaria. Questo tipo di permesso di soggiorno ha la durata di un anno, rinnovabile, e ti consentirà di lavorare; 
  • rigetta la domanda: in tal caso il Questore ti inviterà a lasciare il territorio nazionale.

SE NON CONOSCE L’ITALIANO?

Se non conosci la lingua italiana potrai richiedere l’assistenza di un interprete o anche di un mediatore culturale per compilare e redigere, ove possibile, nella tua lingua, ovvero in una delle lingue più conosciute (INGLESE, FRANCESE, SPAGNOLO, ARABO), il modello informativo e le dichiarazioni inerenti le motivazioni della richiesta.

CHE SUCCEDE DOPO LA PRESENTAZIONE DELLA RICHIESTA?

  • In caso di verifica da parte dell’Autorità di Polizia della regolarità della documentazione presentata, viene rilasciato, dal Questore della provincia in cui è stata presentata la domanda, un permesso di soggiorno della validità di tre mesi, rinnovabile sino alla decisione della Commissione Territoriale competente. 
  • Se sei giunto in Italia senza alcun documento che attesti la tua nazionalità e le tue generalità, o se la tua richiesta di riconoscimento si basa su elementi che necessitano di verifica, sarai ospitato, per un periodo massimo di 20 giorni, in un Centro di identificazione. Se entro tale termine la tua richiesta non sarà stata ancora decisa dalla Commissione Territoriale, potrai lasciare il Centro che ti ospita e ti verrà rilasciato un permesso di soggiorno valido per 3 mesi, rinnovabile fino alla definizione del procedimento.
  • Se non hai le risorse per mantenerti da solo, puoi chiedere alla Prefettura competente, tramite l’Ufficio di Polizia ove hai presentato la domanda, di essere ospitato presso apposite strutture comunali di accoglienza, che ti daranno ospitalità per tutto il periodo di esame della tua domanda di asilo.

NEL CENTRO DI IDENTIFICAZIONE

  • Ti saranno garantite le cure ambulatoriali e ospedaliere urgenti; 
  • potrai ricevere senza particolari condizioni visite di familiari, del tuo avvocato, dell’ACNUR e di organismi o enti di tutela dei rifugiati riconosciuti dal Ministero dell’Interno; 
  • non esiste obbligo di soggiorno, a parte le ore notturne, nel rispetto comunque dei criteri individuati dall’apposito regolamento dell’ente gestore del Centro. Inoltre, per particolari motivi (famiglia, salute), potrai anche richiedere di assentarti per periodi prolungati, oltre gli orari stabiliti nel regolamento, previa autorizzazione del funzionario preposto al Centro; 
  • l’allontanamento prolungato, non autorizzato e comunque non sufficientemente motivato, dal Centro, equivale a una rinuncia da parte tua alla domanda di riconoscimento dello status di rifugiato.

CHE RIMEDI HAI PER OPPORTI ALLA DECISIONE NEGATIVA?

  • Se sei ospitato presso un Centro di identificazione, puoi presentare, entro 5 giorni dalla decisione negativa, una richiesta di riesame della tua istanza al Presidente della Commissione Territoriale, fondata su elementi sopravvenuti rispetto alla decisione della Commissione o su fatti preesistenti non emersi nel corso della prima audizione. La tua istanza di riesame sarà decisa entro 15 giorni.
  • In ogni caso puoi presentare, entro 15 giorni dalla notifica della decisione della Commissione, un ricorso al Tribunale ordinario competente per territorio (se non sei in Italia potrai farlo tramite rappresentanza diplomatica). 
  • In entrambi i casi potrai richiedere al Prefetto della provincia dove sei domiciliato di autorizzarti a permanere sul territorio nazionale fino alla data di decisione del ricorso. La decisione del Prefetto ti sarà comunicata entro 5 giorni dall’istanza e, in caso di accoglimento, ti comunicherà anche le modalità di permanenza in Italia.

CHE COSA SUCCEDE IN CASO DI RICONOSCIMENTO?

  • La Commissione ti riconoscerà lo status di rifugiato e ti rilascerà un tesserino attestante l’avvenuto riconoscimento dello status. 
  • Insieme al tesserino, la Questura competente ti consegnerà anche un documento personale che ti consentirà, ove tu voglia, eventuali spostamenti all’estero e di fare rientro in Italia (con validità temporale pari a quella del permesso di soggiorno). 
  • Per ottenere documenti di identità dovrai rivolgerti al Comune dove hai fissato la tua residenza. 
  • Ti sarà riconosciuto un permesso di soggiorno di durata biennale. 
  • Avrai tutti i diritti e sarai soggetto agli stessi doveri dei cittadini italiani, con esclusione di quelli che presuppongono la cittadinanza italiana (esempio, il diritto di voto, la partecipazione a concorsi per l’accesso ai pubblici impieghi, ecc.). 
  • Qualora per esercitare in Italia un diritto tu debba procurarti determinati documenti o certificati dal tuo Paese di origine, le autorità italiane si adopereranno affinché ti siano forniti, ovvero provvederanno a sostituirli con propri atti che sostituiranno a tutti gli effetti quelli del tuo Paese. 
  • Per nessun motivo potrai fare rientro al tuo Paese di appartenenza. Questa circostanza, infatti, potrebbe determinare la cessazione del tuo riconoscimento, in quanto manifestazione di volontà di tornare ad avvalerti della protezione del tuo Paese d’origine. Analogamente, verrà interpretata come volontà di avvalerti della protezione del tuo Stato una eventuale richiesta di passaporto presso le rappresentanze diplomatiche in Italia del tuo Paese. 
  • Il documento personale che ti consegnerà la Questura ti consentirà di recarti all’estero per un periodo di tempo non superiore a tre mesi, senza necessità di visto. Qualora, invece, tu abbia necessità di stabilirti all’estero per periodi più lunghi, ad esempio per motivi di lavoro, dovrai chiedere il visto alla rappresentanza diplomatica del Paese dove vuoi recarti, e poi avviare, presso il nuovo Stato che ti ospiterà, la procedura per il “trasferimento di responsabilità”.

Le Commissioni esaminano le istanze di riconoscimento dello "status di rifugiato" presentate nelle circoscrizioni territoriali.

In precedenza, la Commissione unica competente a livello nazionale non consentiva un adempimento veloce delle procedure: tra la presentazione dell’istanza e l’effettiva decisione passava troppo tempo.

Con la Legge Bossi-Fini (n. 189/2002) e il relativo Regolamento di attuazione (Dpr n. 303/2004) sono state istituite sette Commissioni territoriali per il riconoscimento dello "status di rifugiato": Gorizia, Milano, Roma, Foggia, Siracusa, Crotone e Trapani.

La nuova legge prevede che la Commissione territoriale provveda all’audizione del richiedente entro 30 giorni dalla trasmissione dell’istanza fatta dalla Questura e che la decisione venga poi adottata entro i successivi 3 giorni.

LE SETTE COMMISSIONI TERRITORIALI PER IL RICONOSCIMENTO DELLO STATUS DI RIFUGIATO

GORIZIA: competenza sulle domande presentate nelle Regioni Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Trentino Alto Adige;

MILANO: competenza sulle domande presentate nelle Regioni Lombardia, Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria, Emilia Romagna;

ROMA: competenza sulle domande presentate nelle Regioni Lazio, Campania, Abruzzo, Molise, Sardegna, Toscana, Marche, Umbria;

FOGGIA: competenza sulle domande presentate nella Regione Puglia;

SIRACUSA: competenza sulle domande presentate nelle Province di Siracusa, Ragusa, Caltanissetta, Catania;

CROTONE<: competenza sulle domande presentate nelle Regioni Calabria e Basilicata;

TRAPANI: competenza sulle domande presentate nelle Province di Agrigento, Trapani, Palermo, Messina, Enna.


La Commissione nazionale per il diritto d’asilo è stata istituita con D.P.C.M  del 4 febbraio 2005 ed è composta da un Prefetto che la presiede, da un dirigente della Presidenza del Consiglio dei ministri, da un funzionario della carriera diplomatica, da un funzionario della carriera prefettizia in servizio presso il Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione e da un dirigente della Pubblica sicurezza. Alle riunioni partecipa anche un rappresentante del delegato in Italia dell’Acnur. La Commissione nazionale e le commissioni territoriali hanno iniziato a svolgere le proprie funzioni dal 21 aprile 2005.

Nell’ambito della Commissione nazionale sono state istituite:

  • la Sezione del riesame per l’esercizio delle funzioni che provvede, nel caso di richiesta di riesame presso una Commissione territoriale, all’integrazione della stessa con un componente della Commissione nazionale (di cui all'articolo 16, comma 3, del DPR n. 303/04) 
  • la  Sezione stralcio che esamina le istanze di riconoscimento pendenti presso la ex Commissione centrale per il riconoscimento dello status di rifugiato alla data del 21 aprile 2005. Questa Sezione ha una competenza a termine e cesserà di esistere non appena ultimato l'esame delle istanze pendenti

I COMPONENTI DELLA COMMISSIONE NAZIONALE

PRESIDENTE

  • Effettivo Prefetto Dr. Fausto Gianni
  • Supplente Prefetto in itinere Tiziana Giovanna Costantino

Componenti 

  • Effettivo Dr.Donato Attubato in rappresentanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri Supplente Dr. Antonio Bigi 
  • Effettivo Consigliere d’Ambasciata Dr.ssa Fiammetta Milesi Ferretti

Supplente vacante

  • Effettivo Dir. Sup. Polizia di Stato Dr. Renato Giuseppe Brina in rappresentanza del Ministero dell’Interno Dipartimento della Pubblica Sicurezza
  • Supplente Dir. Sup. Polizia di Stato Dr. Roberto Scotto in rappresentanza del Ministero dell’Interno Dipartimento della Pubblica Sicurezza
  • Effettivo Viceprefetto Dr. Mauro Denozza in rappresentanza del Ministero dell’Interno Dip. per le libertà civili e per l’immigrazione
  • Supplente Viceprefetto in itinere Dr. Maurizio Guaitoli in rappresentanza del Ministero dell’Interno Dip. per le libertà civili e per l’immigrazione

ACNUR Dott.ssa Helena Behr


SEZIONE RIESAME

PRESIDENTE 

  • Effettivo Prefetto Dr. Giovanni Francesco Monteleone
  • Supplente Prefetto Dr. Pietro Ucci

Componenti 

  • Effettivo Dirigente Dirigente di II Fascia Dr.ssa Antonella Zanaboni in rappresentanza della P.C.M.
  • Supplente Dirigente Dr.ssa Damiana La Pera in rappresentanza della P.C.M.
  • Effettivo Consigliere d’Ambasciata Dr.Umberto Colesanti in rappresentanza del M.A.E.
  • Supplente Consigliere d’Ambasciata Dr. Mauro Carfagnini in rappresentanza del M.A.E.
  • Effettivo Dir. Sup. Polizia di Stato Dr. Renato Gentile in rappresentanza del Ministero dell’Interno Dipartimento della Pubblica Sicurezza
  • Supplente Dirigente Superiore Polizia di Stato Dr. Bruno Gentili in rappresentanza del Ministero dell’Interno Dipartimento della Pubblica Sicurezza
  • Effettivo Viceprefetto Dr. Antonio Cicalese in rappresentanza del Ministero dell’Interno Dip. per le libertà civili e per l’immigrazione
  • Supplente Viceprefetto Dr. Filippo Curcuruto in rappresentanza del Ministero dell’Interno Dip. per le libertà civili e per l’immigrazione

ACNUR Dr.ssa Fabiola Conti

 

Il richiedente asilo può presentare la domanda di riconoscimento:

  • all'ufficio di polizia di frontiera, al momento dell'arrivo al confine.
    La polizia di frontiera, prima di ammettere lo straniero sul territorio italiano, verifica che non sussistano ostacoli all'ingresso;
  • se tali ostacoli sussistono, gli nega l'ingresso e lo respinge alla frontiera; non può comunque respingerlo verso uno Stato dove rischi di subire una persecuzione.
  • se, invece, non sussistono motivi contrari all'ingresso, lo straniero viene invitato ad eleggere domicilio nel territorio dello Stato italiano e a presentarsi presso la questura competente per territorio per l'avvio delle pratiche necessarie ad ottenere il riconoscimento;
  • alla questura, entro otto giorni dall'ingresso nel territorio italiano, nel caso in cui lo straniero si trovi già in Italia. Tuttavia, per giustificati motivi, lo straniero può presentare richiesta anche oltre tale termine.

Cause ostative

Ai sensi dell'art.1 della legge n.39 del 1990, viene attuato il respingimento alla frontiera di colui che intende chiedere lo status di rifugiato nei seguenti casi:

  • se l'interessato è già stato riconosciuto come rifugiato in un altro Stato;
  • se, dopo aver lasciato il proprio Paese e prima di entrare in Italia, ha soggiornato in un Paese aderente alla Convenzione di Ginevra sullo status dei rifugiati;
  • se ha commesso crimini di guerra o contro l'umanità;
  • se è stato condannato in Italia per uno dei delitti per i quali è previsto l'arresto in flagranza, o risulta pericoloso per la sicurezza dello Stato, o risulta appartenere ad associazioni di tipo mafioso o dedite al traffico di stupefacenti o ad organizzazioni terroristiche.

La questura redige:

  • il formulario uniforme per la determinazione dello Stato competente pre l'esame della domanda di asilo, che viene trasmesso all'Unità Dublino della Direzione Generale dei Servizi Civili-Servizio Interventi di Assistenza Sociale. Quest'ultima provvede ad accertare se l'Italia è lo Stato competente in base alla Convenzione di Dublino sulla determinazione dello Stato competente per l'esame di una domanda di asilo presentata in uno degli Stati membri delle Comunità europee (15.6.1990);
  • il verbale delle dichiarazioni rese dall'interessato contenente una serie di domande predefinite: i dati anagrafici dello straniero, la data e le modalità di partenza dal Paese di origine, gli eventuali periodi di soggiorno o di transito in altri Paesi, la data e la frontiera di ingresso in Italia, gli eventuali precedenti penali, le disponibilità finanziarie per il mantenimento in Italia, l'eventuale appartenenza ad organizzazioni (politiche, religiose, sociali, ecc.), l'indirizzo presso il quale l'interessato intende ricevere eventuali comunicazioni e i motivi che hanno spinto il richiedente a lasciare il Paese di origine e/o per i quali non intende farvi ritorno.

Lo straniero è anche invitato a dichiarare nel verbale se desidera sostenere un'audizione individuale da parte della Commissione centrale per il riconoscimento dello status di rifugiato per esporre, se necessario con l'assistenza di un interprete, i motivi della domanda di riconoscimento. Il verbale delle dichiarazioni e la domanda di riconoscimento vengono trasmessi, invece, alla Commissione centrale per il riconoscimento dello status di rifugiato.

Al richiedente asilo viene rilasciato un permesso di soggiorno temporaneo, recante la dicitura "Convenzione di Dublino 15.6.1990", che lo autorizza alla permanenza sul territorio nazionale per un mese e può essere prorogato fino a quando non verrà accertata la competenza dell'Italia all'esame della domanda di riconoscimento.

Al momento della presentazione della domanda, lo straniero è obbligato a consegnare il proprio passaporto, se ne è in possesso.