Ancora una volta l’Unione Europea boccia il nostro Paese
Italia, disabili discriminati sul mondo del lavoro

“Il primo atto da fare è quello di abolire l'articolo 9 della legge 138/11 (la cosiddetta manovra di ferragosto targata Tremonti-Sacconi) che prevedeva la sterilizzazione delle norme sul collocamento per i disabili e riproponeva il rischio dei reparti 'confino'. Ciò che è accaduto nella crisi è che le aziende potendo derogare le compensazioni territoriali e non avendo più vincoli stringenti sull'attuazione delle previsioni sul collocamento hanno penalizzato i lavoratori diversamente abili”. Queste le parole dichiarate da Serena Sorrentino, segretaria confederale della Cgil, in riferimento all'ennessima bocciatura dell'Unione Europea nei confronti dell'Italia perché continuerebbe a non garantire ai lavoratori disabili parità di trattamento sul lavoro. L'Italia, quindi, continua ad affannarsi nell'inseguire quelle leggi che sono consolidate negli altri paesi dell'Unione Europea. Il nostro Paese riscontra difficoltà nell'inserire i soggetti disabili nel mondo del lavoro, i quali, spesso, non sono trattati uniformemente sul territorio.

 

"Come Cisl abbiamo denunciato a più riprese il mancato funzionamento della Legge 68 – afferma Pietro Cerrito, segretario generale della Cisl - e il generale disinteresse della politica a misurarsi con questa problematica, sempre rinviata e colpevolmente sottovalutata.  Ricordiamo la richiesta, già avanzata, di introdurre nel ‘Pacchetto lavoro' norme che comportino corsie protette per i disabili''. L'UE ha deliberato la direttiva del 2000 sulla parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro; gli stati membri dell'UE devono adottare misure che obblighino i datori di lavoro a permettere ai disabili di poter concorrere senza essere discriminati all'ottenimento di un lavoro per cui siano qualificati, di svolgerlo, di avere una formazione e di poter ambire a promozioni. L'Italia ha ben pensato di non seguire tale direttiva e di lasciare la gestione di questa situazione alla discrezionalità di leggi approvate dalle autorità locali o di accordi fra i disabili e i datori di lavoro. 

 

La Corte di Giustizia Europea, con sede a Lussemburgo, ha evidenziato questa inadempienza. Ha deciso di emettere una sentenza nei confronti dell'Italia e ha chiesto di porre rimedio. Nella sentenza si afferma che ‘'l'Italia non ha ancora messo in atto misure efficaci e appropriate per un effettivo inserimento professionale delle persone con disabilità''. "La sentenza della Corte di Giustizia dell'UE ha grande valore sociale e culturale. – afferma Giovanni Scacciavillani, responsabile politiche della disabilità dell'Ugl – il Governo metta subito in cantiere l'attuazione del Programma di azione per la promozione dei diritti e l'integrazione delle persone con disabilità, che rappresenta una luce nel buio di una crisi che sta relegando sempre più ai margini i soggetti deboli della nostra società'' .

e.v.